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Un disco energico e carico di groove, che rappresenta il risultato dell’incontro tra influenze rock, jazz e funk. In questo modo possiamo riassumere le caratteristiche di Extravaganza, disco d’esordio del progetto Extra Sauce, in uscita l’11 dicembre per l’etichetta Emme Record Label. Un ensemble composto da otto membri: Alessio Lucaroni alla batteria e Simone Chiavini alle percussioni sono il motore del ritmo, accompagnati da Ruggero Bonucci al basso; Santiago Fernandez alle tastiere e Federico Papaianni alla chitarra sono gli artefici dell’armonia. Il trio di fiati formato da Davide Zucchini alla tromba, Emanuele Caporali al sax tenore ed Emanuele Burnelli al sax baritono costituisce la voce del gruppo. La band propone un mix di ritmi tribali e armonie intricate che si alternano a momenti melodici e ad altri di estrema libertà creativa dove l’interplay e la coesione degli elementi sono senza dubbio uno dei tratti distintivi.

L’idea è quella di condividere musica strumentale, evitando composizioni fini a sé stesse, con la speranza di far conoscere nuovi aspetti e sfaccettature ai non addetti ai lavori. “Comporre e registrare Extravaganza – spiega la band nelle note di copertina – è stato un viaggio incredibile che vogliamo condividere con tutti coloro che ci circondano. Crediamo che la musica sia una straordinaria forma di comunicazione e speriamo che i nostri brani siano in grado di accendere una scintilla d’interesse per le composizioni strumentali, mostrando cosa sono davvero: una tela di emozioni che ognuno può interpretare a modo suo.”

Tra i brani più importanti del disco c’è Ephedra che prende il nome dall’erba da cui si estrae l’efedrina, uno stimolante del sistema nervoso centrale. Un titolo adatto a questa composizione esplosiva che, partendo in maniera cadenzata, termina in un crescendo di suoni e groove incalzanti dove funk e rock si confondono. By the stars ha, invece, un carattere più onirico e rappresenta il lato melodico della band. A partire da un arpeggio di chitarra, questo brano trasporterà il pubblico in un viaggio nella Via Lattea. Una composizione che ha come scopo quello di portare la mente in un posto lontano, vicino a tutti coloro che ci guardano e ci guidano dall’alto. Flying West, in cui spicca la commistione tra jazz e funk, racconta un viaggio, una partenza piena di entusiasmo verso un posto sconosciuto. Un tragitto senza una vera e propria meta, ma condiviso con le persone che contano. Un brano anch’esso contaminato che, come tutti gli altri, racconta una storia ben precisa in cui la vera protagonista rimane sempre la musica.

 

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