Un progetto che mescola elementi musicali differenti, spaziando tra il jazz contemporaneo, il pop, e tratti stilistici riconducibili alla musica folk. Si presenta così Innerscape, disco d’esordio del quartetto capitanato dalla vocalist Beatrice Arrigoni pubblicato il 20 giugno 2018 dall’etichetta Emme Record Label. Completano la formazione Lorenzo Blardone al pianoforte, Andrea Grossi al contrabbasso e Matteo Rebulla alla batteria, tutti accomunati da un tracciato comune legato al jazz ed avviatisi su percorsi di ricerca differenti e al tempo stesso profondamente comunicanti. Un progetto composto interamente da brani originali che si presenta come una sintesi tra jazz contemporaneo e influenze musicali differenti, dove il gusto per la melodia e il lavoro sul suono hanno un ruolo predominante. A questo aspetto si aggiunge una forte ricerca espressiva priva di riferimenti idiomatici precisi, che viene messa in evidenza dalla scelta di melodie evocative e dalla presenza di inserti poetici di diversa provenienza letteraria. Il risultato complessivo coniuga nel suo insieme semplicità e sofisticazione, e sintetizza in maniera equilibrata le diverse anime dell’autrice, corrispondenti a differenti fasi di maturazione stilistica ed espressiva di cui “Innerscape” è il prodotto ultimo, in quanto traguardo degli ultimi anni di scrittura e di ricerca espressiva.

Tra i brani più rappresentativi del disco citiamo Some simple words, che ha un carattere particolarmente composito dal punto di vista della struttura e dello sviluppo, e che accoglie aspetti legati alla sofisticazione della scrittura melodico-ritmica e al lavoro sull’improvvisazione. La melodia incalzante del brano si apre in un secondo momento ad una sezione improvvisativa dove voce e contrabbasso si intrecciano tra loro timbricamente, e dove batteria e pianoforte marcano ritmo e armonia muovendosi in maniera più libera ed espressiva; la componente lirica del brano si manifesta non solo a livello espressivo, ma anche a livello testuale in senso più specifico, poiché l’autrice inserisce una poesia di Emily Dickinson appena prima della parentesi improvvisativa.

Tra le altre composizioni ricordiamo Falling down, una sorta di blues dai caratteri energici contraddistinto dalla presenza di un ostinato in 7/4 e da una melodia poco articolata; in Memories  il sapore “etnico” dell’introduzione e dell’intermezzo spalanca ad universi musicali e stilistici altri, e la melodia assume un carattere particolarmente lirico; Dancing Spirits si presenta invece come privo di testo, ed ha un carattere particolarmente spigoloso poiché contraddistinto da vorticosi cambi metrici e da una melodia articolata, che viene eseguita dalla voce come fosse un vero e proprio strumento; Nothing’s Changed – ancora – è una ballad in ¾ da cui riecheggia il gusto per un jazz inteso in senso più “classico”, ma al tempo stesso molto articolato e moderno.

“Innerscape” rappresenta un paesaggio interno, un mondo interiore multiforme fatto di suggestioni e di ricordi “fluttuanti”, le cui parole evocano immagini e vissuti interiori e i cui testi raccontano esperienze di cambiamento e riflessioni esistenziali. Echi poetici da Emily Dickinson e da T.S. Eliot proiettano la musica sullo sfondo di una riflessione più profonda legata ai significati filosofici ed esistenziali di tempo, spazio e natura: se River è un omaggio al sentimento della natura, A long lonely road è il racconto di un viaggio nel tempo e nello spazio sulla via del presente, e racchiude sparsi riferimenti provenienti dai celeberrimi “Four Quartets” di T. S. Eliot.

 

innerscape

 

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