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Un punto di incontro tra Occidente e Oriente, in cui il Jazz europeo incontra la cultura indiana in un velato abbraccio. In questo modo potremmo riassumere l’essenza del nuovo disco del chitarrista Giuseppe Cistola intitolato The Five Elements che esce lunedì 22 marzo per l’etichetta Emme Record Label. Un progetto sperimentale al quale hanno partecipato la vocalist Marta Giulioni, Simone Maggio al pianoforte, Marco Postacchini al sax tenore, Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Michele Sperandio alla batteria. Il disco nasce dalla passione del band leader per la musica indiana, una cultura permeata di spiritualità che entra a contatto con i lati interiori del proprio spirito. Non a caso il titolo fa riferimento ai cinque elementi che appartengono alla tradizione indiana, ovvero l’Etere, l’Aria, il Fuoco, l’Acqua e la Terra. Tuttavia The Five Elements non è prettamente un disco di musica indiana, ma un approccio ad una tradizione raffinata che può facilmente connettersi con il modo occidentale di concepire la musica. L’India diventa fonte di ispirazione, il mezzo per aprire la mente a nuovi territori, per contaminare e contaminarsi allo stesso tempo. Le scale, gli echi orientaleggianti, l’utilizzo di strumenti tipici come l’Harmonium sono tutti elementi che vengono filtrati da un senso di appartenenza che non viene mai meno. Un senso di appartenenza che non è un limite, ma un punto di partenza per mettersi in gioco verso declinazioni musicali differenti.

Tra i brani più rappresentativi del disco troviamo senza dubbio la title track The Five Elements che sintetizza in pieno l’essenza del disco. L’utilizzo dell’harmonium e della voce affiancati da una chitarra elettrica espressiva ed essenziale sono gli elementi fondamentali che avvicinano il sound occidentale con la cultura indiana. Water è un brano dal sound brillante in cui si percepiscono echi orientaleggianti attraverso una melodia che viene resa ancor più espressiva dalla voce. Quest’ultima diventa, come nelle precedenti composizioni, un vero e proprio strumento musicale fondamentale per la coesione della band. Quintessence part 2 è anch’esso un brano sperimentale che comincia con un dialogo tra voce e contrabbasso per poi aprire la strada agli altri elementi che aprono la strada all’interplay. In questo brano i suoni dell’Occidente si sposano alla perfezione con le melodie indiane che vengono riprese anche nell’improvvisazione vocale. Per concludere Fire è forse il pezzo che si discosta maggiormente dai precedenti perché si avvicina al Free Jazz con un’introduzione scritta che sfocia in seguito nell’improvvisazione. In sintesi The Five Elements è un disco che apre la strada alla sperimentazione, all’incontro tra diverse tradizioni, senza tralasciare un senso melodico che trascende dall’appartenenza culturale.

 

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