Un progetto che fonde un jazz dal sapore moderno con atmosfere rarefatte e minimali che si alternano a groove incalzanti e decisi. Si presenta così Time, disco d’esordio del chitarrista Simone Basile pubblicato nel novembre 2018 dall’etichetta Emme Record Label. La formazione è completata da una sezione ritmica di grande esperienza con Francesco Angiuli al contrabbasso e Marco Valeri alla batteria. Time è senza dubbio un lavoro moderno in cui spiccano il talento compositivo del leader, sempre al servizio della band, e un interplay spiccato tra i membri del trio. Non mancano, inoltre, uno spiccato senso del ritmo e del groove che si alternano a brani decisamente più melodici dove si evince sempre un buon affiatamento della band. Il titolo del disco, emblematico ed incisivo, rappresenta la vera chiave di lettura del progetto: il concetto del tempo, infatti, e di come quest’ultimo influenza le persone ed i luoghi, è alla base di tutto e rappresenta il movimento all’interno di un labirinto che si muove tra passato, presente e futuro. Si può parlare del tempo leggendo un orologio, c’è bisogno di tempo per fare qualsiasi cosa e questo inevitabilmente ci porta al cambiamento. Il disco è composto da nove tracce, di cui sette brani originali e due standard: ognuna di esse racchiude una storia, un esempio di come il tempo ha cambiato qualcosa all’interno della vita dell’artista.

Il disco si apre con la title trak Time, brano che apre e sintetizza il progetto: una riflessione a 360 gradi sul concetto del tempo, basata sull’influenza di quest’ultimo sulle persone, sulle cose e sui luoghi. Non a caso in questa composizione emerge un forte interplay tra i membri della band, con una chitarra che rimane sempre al servizio della composizione. Il filo conduttore di questo brano è ancora una volta lo scorrere del tempo che in questo caso è rappresentato da mutazioni armoniche che descrivono l’andamento veloce con cui il tempo passa davanti ai nostri occhi. Arnolfo 32 è, invece, un brano even8ths dall’atmosfera dolce e rarefatta che racchiude in sé una visione del tempo ben precisa: il titolo rappresenta l’indirizzo di una casa e descrive esperienze nuove legate ad amicizie recenti e allo stringere nuovi rapporti, legandosi con persone che diventano da un momento all’altro una nuova famiglia, una nuova casa, un nuovo presente. Dublin è una composizione più dinamica, dove il fraseggio chitarristico di Simone Basile si muove all’interno di un groove deciso e ben calibrato che lascia spazio anche all’estro dei musicisti del trio. Il brano è dedicato a chi impiega “una parte” del suo tempo a viaggiare, a scoprire nuovi luoghi, lontani o vicini che siano. In questo caso il tempo ha un duplice effetto: il primo è quello di legarsi ad un posto nuovo in cui ci troviamo, farlo sentire familiare, nostro, il secondo invece ci porta alla nostalgia, il voler tornare a casa, da dove siamo partiti. Il ritorno non è mai una sconfitta, poiché il tempo cambia i luoghi e il modo di vedere ciò che abbiamo intorno.

Sulle note di copertina scrive Umberto Fiorentino:

Ho conosciuto Simone Basile quando insegnavo al Conservatorio di Firenze. Per un anno abbiamo fatto lezione, mi è servito però molto meno per capire che avevo davanti un ragazzo che prendeva sul serio lo studio e che aveva ottime possibilità di riuscire bene. E così è stato. Ascoltare questo suo primo lavoro discografico me ne ha dato una piacevolissima conferma. Simone ha mostrato da subito una naturale disposizione per la forma, le sue improvvisazioni contenevano già quello che occorre a un musicista di jazz, l’equilibrio tra suono e silenzio che rende discorsiva e comprensibile una linea melodica, l’utilizzo di quell’indefinibile capacità di suonare con swing, il riuscire a conferire alla linea un contenuto armonico, l’abilità necessaria a un chitarrista nel sapersi accompagnare alternando la melodia agli accordi, e non ultimo un buon senso del tempo. Tutto questo, da quando abbiamo interrotto le lezioni ad oggi, è cresciuto ed è maturato, e il risultato lo possiamo ascoltare nei nove brani contenuti in questo album, sette dei quali, con l’esclusione di Let’s cool one e April in Paris, sono sue composizioni. Simone si è dotato per l’occasione di una ritmica di lusso: Francesco Angiulli al contrabbasso e Marco Valeri alla batteria, due musicisti di grande qualità ed esperienza che lo hanno messo in condizione di esprimersi al meglio. L’ascolto dei vari brani scorre coniugando organicità a varietà, è un disco che, proprio per le caratteristiche di Simone che ho elencato, denota una sorta di maturità insolita vista la sua giovane età. Emerge infatti un’attenzione particolare per la musica, scritta e improvvisata, piuttosto che per la voglia di mettere in mostra elementi per stupire. Non è cosa da poco. Il mio brano preferito è “Time”, ma questa è naturalmente una considerazione personale. Chiudo dando un’informazione a chi non lo sapesse, Simone ha una fortuna particolare su una cosa, suo padre è infatti il bravissimo liutaio che costruisce per lui le sue chitarre. In particolare il brano suonato in solitudine “Peace among the trees” permette di apprezzarne la bellezza del suono.”